La lettura dei tarocchi può prevedere il futuro?
Le carte come specchio dell'inconscio
Quando racconto della mia familiarità e passione per i Tarocchi, spesso mi accorgo che dall’altra parte si crea subito un’aspettativa un po’ misteriosa, quasi “epica”. È come se le persone si aspettassero di vedermi tirare fuori una sfera di cristallo da un momento all’altro, pronta ad annunciare destini ineluttabili.
In realtà non è affatto così. Io non indovino il futuro e non ho alcun potere magico, in tal senso. Molti sono convinti che le carte servano a prevedere esattamente cosa ci accadrà, ma nella mia esperienza ho imparato che in realtà ‘ sussurrano’ solo pareri. Non gridano sentenze e non scrivono la nostra vita. Sono piuttosto come un amico sincero o uno specchio che, con delicatezza, ti fa notare un lato del tuo presente che magari stavi ignorando.
Il vero potere di questa pratica sta proprio in questo snodo: facendo chiarezza sull’oggi, i Tarocchi ci suggeriscono azioni, scelte e strategie per il domani. Non preannunciano un destino passivo da subire, ma ci offrono le chiavi per sbloccare la situazione e costruire attivamente il nostro futuro.
E, quindi, proprio per rispondere alla fatidica domanda “Ma quindi puoi dirmi cosa mi succederà?”, ho deciso di mettere in fila un po’ di pensieri da condividere con chi avrà la pazienza di leggermi (e, magari, questo potrebbe essere il primo degli appuntamenti dedicati alle carte, qui su Substack).
Quando ci troviamo in un momento di crisi, di incertezza o di dolore, possiamo usare un mazzo di carte per sbirciare cosa ci riserva il domani? La risposta, per quanto possa disilludere chi cerca rassicurazioni magiche, è no. I tarocchi non possiedono alcuna virtù divinatoria in senso deterministico. L’idea che un mazzo di carte possa svelare un destino già scritto è un’illusione.
Tuttavia, togliere ai tarocchi la “sfera di cristallo” non significa privarli della loro magia, ma ricollocarli nella loro giusta e potentissima dimensione: quella di uno specchio dell’inconscio umano.
Per comprendere perché la cartomanzia classica sia un mito (mi rendo conto che da qui in poi tutti i concetti che esprimerò saranno fortemente opinabili ) e come, realmente, possiamo davvero usare queste potenti immagini simboliche, dobbiamo compiere un viaggio attraverso la storia, la filosofia e la psicologia del profondo (non vi preoccupate, cercherò di essere il meno noioso possibile).
La verità storica: dalla corte all’esoterismo
Spesso si crede che i tarocchi abbiano origini esoteriche misteriose, magari legate all’antico Egitto (il mitico Libro di Thoth) o a tradizioni zingaresche e cabalistiche. La realtà storica è diversa, ma altrettanto affascinante: le carte da gioco giunsero in Europa dalla Cina e dal mondo islamico (i Mamelucchi). I 22 “Trionfi”, che oggi chiamiamo Arcani Maggiori, furono un’invenzione squisitamente del rinascimento italiano. Nacquero accostando alle carte numeriche delle splendide illustrazioni allegoriche legate alla vita di corte, all’astrologia e alle virtù. Nelle corti del Rinascimento nessuno usava queste carte per indovinare il futuro; erano piuttosto considerate una “macchina filosofica”, un teatro della memoria e un gioco di ruolo per simulazioni strategiche. Solo alla fine del settecento, con l’esplosione della ‘moda occultista’, i tarocchi vennero trasformati in uno strumento divinatorio.
I Tarocchi come test proiettivo
Abbandonata l’illusione della preveggenza, la psicologia moderna (in particolare quella analitica di Carl Gustav Jung e archetipica di James Hillman) ha rivalutato i tarocchi trasformandoli in uno strumento clinico e terapeutico. Oggi possiamo considerarli dei veri e propri test proiettivi non convenzionali, con una funzione simile al celebre test delle macchie di Rorschach o alla Sandplay Therapy (Il gioco della gabbia) di matrice junghiana. Poiché le immagini degli arcani non hanno un significato rigido, stimolano profondamente l’immaginario. Mescolando e osservando le carte, la persona fornisce a quegli stimoli visivi una forma dettata dai propri bisogni, paure, conflitti e desideri inconsci. La lettura diventa un’occasione per narrarsi: non stiamo leggendo il destino, stiamo leggendo noi stessi.
Il mistero della sincronicità
A questo punto è naturale chiedersi: se non prevedono il futuro, perché chi si fa leggere le carte si sente spesso “letto” in modo incredibilmente accurato? Perché la carta estratta sembra essere esattamente quella giusta?
Carl Gustav Jung ha spiegato questo fenomeno attraverso il concetto di sincronicità, ovvero un “principio di nessi acausali”. La sincronicità avviene quando un evento psichico interiore (una forte preoccupazione, un’emozione) e un evento fisico esteriore (l’estrazione casuale di una carta) coincidono in modo significativo, pur non essendoci un legame di causa ed effetto.
La psicologa Marie-Louise von Franz ha paragonato l’inconscio collettivo a un campo di energia, utilizzando una metafora geniale: i tarocchi funzionano come una “carta moschicida” o come degli “stencil invisibili”. La forte tensione emotiva del consultante “eccita” determinati archetipi. I contenuti inconsci attivi in quella persona in quel preciso istante restano letteralmente “appiccicati” all’immagine della carta estratta. Non c’è trucco e non c’è magia: è la psiche che gioca con i simboli per portare alla luce ciò che ha bisogno di essere visto.
La tarologia evolutiva
Comprendere questo meccanismo segna il passaggio radicale dalla cartomanzia classica alla ‘tarologia evolutiva’, un approccio fortemente influenzato anche dal pensiero di Alejandro Jodorowsky.
La cartomanzia cerca risposte esterne e certifica il futuro. Questo approccio è psicologicamente pericoloso e eticamente scorretto. Preannunciare un evento futuro a una persona in stato di vulnerabilità e sofferenza è un’attività di manipolazione psichica e plagio. Sentirsi dire “ti accadrà questo” predispone la mente a uno stato di ansia o aspettativa che innesca il meccanismo della profezia che si autoavvera: la persona, condizionata e deresponsabilizzata, compirà inconsciamente proprio quelle azioni che porteranno ad avverare la predizione.
Per disinnescare questo meccanismo tossico, la tarologia evolutiva rifiuta categoricamente di indovinare il domani. Il focus è interamente sul qui e ora. L’obiettivo non è subire un destino passivo, ma districare i nodi psicologici e genealogici attuali, restituendo al consultante la totale responsabilità della propria vita e delle proprie scelte.
In questo percorso si utilizza talvolta la psicomagia, ovvero azioni teatrali e ritualizzate ad alto impatto simbolico. A differenza dei “malocchi”, che mirano a manipolare gli altri, l’atto psicomagico agisce solo sul soggetto stesso: usa il linguaggio analogico dell’inconscio per sciogliere antichi nodi familiari che paralizzano il presente. Inoltre, poiché il fine ultimo è la realizzazione personale (simboleggiata dall’ultima carta, Il Mondo), la tarologia evolutiva evita le letture fatalistiche, concentrandosi sui blocchi da superare.
Il viaggio dell’anima e l’incontro con l’ombra
Secondo studiosi come Sallie Nichols e Claudio Widmann, i 22 Arcani maggiori non sono altro che archetipi: modelli primordiali dell’inconscio collettivo. L’intera sequenza delle carte, dal Matto al Mondo, descrive visivamente il processo di individuazione, ovvero il faticoso cammino dell’essere umano per diventare consapevole di sé e raggiungere la propria totalità psichica.
Ecco come alcune di queste carte ci aiutano a riconoscere le nostre potenzialità:
Il Matto: essendo l’unica carta senza numero, rappresenta il caos creativo e la libertà. Ci interroga sul coraggio di avventurarci nel nuovo, ma anche sulla tendenza a evitare le responsabilità.
Il Mago (o Bagatto): l’archetipo degli inizi. Ci aiuta a prendere coscienza della nostra forza vitale e della capacità di tradurre le idee in progetti concreti.
La Papessa: il sacro femminino. Custodisce il mondo interiore, potenziando l’intuizione, l’ascolto ricettivo e la capacità di tollerare ciò che non è razionale.
L’Eremita: Il vecchio saggio. Insegna a distaccarsi dal rumore esterno per illuminare con la propria lanterna i segreti del cuore, imparando dal passato.
Il Lavoro con l’Ombra attraverso l’Immaginazione Attiva
Una delle fasi più delicate della crescita psicologica è l’integrazione dell’Ombra, ovvero l’insieme di difetti, paure e istinti inaccettabili che rinneghiamo perché incompatibili con la nostra immagine ideale.
Attraverso la tecnica dell’immaginazione attiva (nota in questo ambito con il termine anglosassone ‘pathworking’ ), la persona si visualizza all’interno del paesaggio della carta, dialogando con i suoi protagonisti per esplorare mondi interiori rimossi in un ambiente sicuro.
Alcune carte mettono in scena proprio questo duro confronto con le nostre parti oscure:
La Forza : una donna doma dolcemente un leone, mostrando la lotta contro la nostra animalità. Insegna che il potenziale distruttivo non si domina con la fredda razionalità, ma con l’accoglienza, l’empatia e il perdono.
Il Diavolo : la personificazione dell’ombra. Il Diavolo tiene una torcia per illuminare l’inconscio. Ci invita a riconoscere e sublimare i nostri demoni; reprimerli è impossibile e ci priverebbe della nostra forza vitale e creatività.
La Torre : rappresenta l’Io diventato una prigione per incarcerare il nemico interiore. Il fulmine che la fa crollare è un trauma ma anche una liberazione: abbattere le difese narcisistiche è l’unico modo per tornare autentici.
La Luna : l’astro dell’inconscio che fa emergere i contenuti oscuri. Il granchio e i lupi rappresentano l’istintualità profonda che viene a galla.
L’Ombra non è solo negatività; è la custode delle nostre potenzialità di rinnovamento. Questo è un concetto, che come sapete, mi è molto caro.
Conclusione
Aprire un mazzo di tarocchi, come dice Jodorowsky, è come ricomporre un dio frammentato: serve a compiere una vera e propria psicoanalisi dell’anima. I tarocchi non sono sfere di cristallo, ma strumenti di indagine interiore che rispondono al nostro bisogno di trovare un senso nel caos. La vera magia dei tarocchi non risiede nell’indovinare il domani, ma nel fornirci la consapevolezza necessaria per costruirlo. Come ci ricorda Jung, rifiutando l’idea di un futuro predeterminato:
“Possiamo prevedere il futuro quando sappiamo come il momento presente si è evoluto rispetto al passato.”
Elaborando i propri blocchi attraverso questi simboli antichi, riacquistiamo finalmente la libertà di scegliere, smettendo di essere vittime passive delle nostre paure o di predizioni illusorie.


