Le Iele
In questi giorni la neve ha finalmente imbiancato i monti, dando al paesaggio della val di Sella un aspetto affascinante e magico. La luna piena della neve, in questo contesto, è uno spettacolo che fa rimanere senza fiato anche in questi giorni che riesce solo a fare capolino ‘timidamente’ fra le nubi e il fitto nevischio. È il momento, però, di fare attenzione perché nel silenzio dei boschi potremmo incontrare dei particolari, e potenzialmente pericolosi, spiriti della Natura : le Iele. Si dice che, oltre i boschi appartati, vivano nelle foreste, nelle grotte, sulle rupi isolate e nelle paludi, e si racconta che siano stati viste fare il bagno nelle sorgenti o agli incroci. Appaiono principalmente di notte, al chiaro di luna, danzando in luoghi appartati come radure, sulle cime di alcuni alberi (aceri, noci), stagni, rive di fiumi o focolari abbandonati, danzando nude, con il seno quasi coperto dai capelli arruffati, con campanelli alle caviglie e portando candele. I luoghi in cui hanno danzato rimarranno carbonizzati, con l’erba incapace di crescere sul terreno calpestato e con le foglie degli alberi circostanti bruciate. In seguito, quando l’erba ricrescerà, avrà un colore rosso o verde scuro. Gli animali non la mangeranno, ma al suo posto cresceranno funghi disposti in cerchio (i famosi “cerchi delle streghe”)... In questo caso, possiamo notare una similitudine con la tradizione delle fate, tenendo conto che sono ‘presenze’ completamente diverse.
Sono figure affascinanti, misteriose e decisamente potenti, che ritroviamo menzionate principalmente al folklore e alla mitologia rumena. Il termine Iele non rappresenta, però, il loro vero nome. Infatti, in rumeno Iele significa semplicemente “Loro” o “Esse” (pronome personale femminile plurale). Nella tradizione, pronunciare il loro vero nome è proibito perché si teme possa evocarle e attirare la loro ira. Per riferirsi a loro si usano termini lusinghieri come le Belle (Frumoasele), le Sante (Sfintele) oppure, richiamando il loro elemento principale, le Signore del Vento (Vântoasele).
Comunque, si ritiene che le vere streghe (o i veri stregoni), conoscano nove di questi nomi fatati, dai quali crea combinazioni che costituiscono la base per potenti incantesimi. Non è però, miei cari lettori, il mio caso…
L’interazione con le Iele è quasi sempre traumatica. Nella tradizione, vederle danzare provoca il “rimanere presi” (in rumeno luat din Iele), che corrisponde a paralisi fisica, epilessia, mutismo o pazzia. Sono l’archetipo di una femminilità arcaica che non si sottomette all’uomo e che punisce chi non rispetta i confini del mondo spirituale.
Le Iele, però, non sono generalmente considerate malvage, e ricorrono alla vendetta solo quando vengono provocate, spiate mentre danzano ignare della vostra presenza, quando qualcuno calpesta il terreno lasciato dalla loro danza, dorme / riposa sotto un albero che le Iele considerano di loro proprietà, o beve dalle sorgenti / pozzi da loro utilizzati.
In effetti, è piuttosto facile farle arrabbiare!
Terribili punizioni vengono inflitte a coloro che rifiutano il loro invito a danzare o che le imitano. Chiunque ascolti casualmente i loro canti diventa immediatamente muto. Hanno voci bellissime che vengono usate per incantare i loro ascoltatori. Invisibili agli umani, ci sono tuttavia alcuni momenti in cui possono essere viste dai mortali, come quando danzano di notte. In quel caso, rapiscono la vittima, punendo il colpevole, dopo averlo precedentemente addormentato con i suoni e la vertigine della frenetica Hora, con cui danzano intorno alla vittima, che viene rapita, per poi scomparire per sempre senza lasciare traccia. Sono anche capaci di far ballare le persone fino alla morte.
Le Iele non si fanno comandare, nemmeno dal più ‘potente’ (passatemi il termine) dei maghi; si possono solo placare negoziando con loro. I praticanti di magia sapevano che in certi periodi dell’anno (come la settimana di Rusalii, 50 giorni dopo la Pasqua ortodossa, o nelle notti di luna piena) si potevano lasciare offerte (acqua fresca, sale, pane non lievitato, miele o zucchero) ai bivi delle strade (come la tradizione che coinvolge Ecate), vicino ai pozzi o sotto gli alberi di noce in modo di garantire l’immunità delle streghe o delle loro comunità dalla collera di questi spiriti della natura.
Ma le vie della magia, come ben sapete, sono infinite e partendo dal fatto che le Iele sono esseri di seduzione assoluta e fatale nella stregoneria popolare, venivano talvolta invocate per rituali d’amore estremi. Non si trattava di semplici incantesimi per attirare l’attenzione, ma di veri e propri atti di coercizione spirituale, pratiche molto vicine alla magia nera.
Una strega (o uno stregone) poteva invocare le Iele affinché “toccassero” la vittima designata, infondendo in essa una passione bruciante che confinava con la follia. Questo tipo di magia era considerato pericolosissimo. Se il rituale non veniva eseguito con protezioni perfette, le Iele potevano rivoltarsi contro chi le aveva chiamate, portando pazzia invece che amore.
A parte questo genere di pratiche, poco documentate e delle quali vi sono realmente poche tracce, la magia legata alle Iele era volta alla guarigione e alla protezione dagli effetti nefasti di questi Spiriti della Natura.
Ancora oggi in qualche tradizione troviamo la figura della “strega guaritrice” (o della donna saggia) in grado di curare chi era stato colpito da loro ‘ammalandosi’ dalle “Luat din Iele” (Preso dalle Iele).
I sintomi parlano di paralisi improvvise (spesso del viso o delle gambe), mutismo, depressione profonda o stati di trance catatonica. La medicina popolare interpretava questi segni come l’effetto dell’aver calpestato un cerchio delle fate o averle viste ballare. La guaritrice preparava bagni rituali usando l’acqua “non iniziata” (acqua attinta all’alba in assoluto silenzio) bollita con le erbe sacre (alcuni testi parlano di nove), recitando descântece (incantesimi parlati) per convincere gli spiriti a lasciare il corpo della vittima.
Anche qui possiamo vedere come la stregoneria tradizionale credesse molto nella forza delle erbe ritenendole fondamentali; in questo caso le piante non sono solo medicinali, ma diventano dei veri e propri amuleti vibrazionali; le principali ve le metto in questo breve elenco.
Assenzio (Pelin): spesso cucito nei vestiti o messo sotto il cuscino per impedire alle Iele di rubare la mente durante il sonno.
Levistico (Leustean): usato nei bagni rituali di purificazione.
Aglio e Valeriana: usate per creare barriere olfattive e spirituali attorno alla casa.
Parlando delle Iele non posso non menzionare il Rituale dei Călușari (Esorcismo Danzante). Sebbene quest’ultimi non siano stregoni, operano in un contesto magico. Armati di bastoni e aglio, vestiti di bianco con campanelli alle caviglie, danzano fino allo sfinimento per entrare in risonanza con le Iele e “combatterle” sul piano spirituale, strappando la vittima alla loro influenza. È una forma di sciamanesimo europeo molto potente, che si può ammirare ancora oggi, se avete l’occasione di visitare la Romania nel periodo giusto. La cerimonia del căluş è legata al culto del sole (più precisamente al solstizio), quando l’anno era diviso in due stagioni: estate (cavallo e sole) e inverno (lupo e luna) . Il rito rimanda alla figura del cavallo, i passi che imitano il passo di trotto e galoppo, i “finimenti” incrociati sul petto, tramite i quali i căluşar o la “mandria divina” cercava di assorbire il più possibile le caratteristiche di eccellenza del cavallo, come l’eleganza, il potere e la virilità.
Il rito del căluş si svolge la settimana prima della Pentecoste avendo il ruolo di fare il passaggio dall’inverno all’estate, periodo in cui, secondo le credenze antiche, gli spiriti dei morti sono capricciosi e fanno sentire la loro presenza sotto varie forme. Il rito designa una comunicazione tra i mondi in cui i căluşari, in qualità di emissari degli spiriti maligni, dovevano bandire “minacciando con i bastoni e alzando la testa verso il cielo, i demoni pregiudizievoli della salute o gli spiriti maligni e impuri.”
Sono molte altre le tradizioni e storie che hanno come protagoniste le Iele (c’è chi dice che appaiono nelle trombe d’aria o che sono responsabili di orribili mutilazioni, solo per farvi qualche esempio) ma quello che mi premeva sottolineare, come conclusione di questo articolo, è come in queste credenze popolari ci sia un rispettoso timore reverenziale verso la natura e le sue forze. Viviamo in un’epoca in cui ci siamo illusi di aver domato il mondo selvaggio, riducendolo a risorsa da sfruttare o a semplice sfondo per le nostre vite. Abbiamo perso quel brivido sacro, la consapevolezza che esistano luoghi e poteri che, semplicemente, non sono per noi. Le Iele incarnano proprio questo confine invalicabile: rappresentano quella parte di Natura che non si lascia addomesticare, che non risponde alle nostre logiche di profitto o controllo.
Abbiamo dimenticato che la Natura non è solo madre accogliente, ma anche una forza vorace e assoluta. Le Iele incarnano proprio questo aspetto: l’energia pura che, se toccata senza precauzioni, brucia e consuma. Quel cerchio di terra arida è la testimonianza che l’incontro tra il mondo umano e quello invisibile lascia sempre un segno indelebile. Il loro ‘male’ non è crudeltà umana, ma la reazione violenta di un ecosistema spirituale che viene violato. Il rispetto che i nostri avi portavano a queste entità (nelle nostre latitudini è così con le fate… ma ve ne parlerò in un altro articolo, se vi piace l’argomento), evitando di nominarle, aggirando i loro luoghi e lasciando offerte non era semplice superstizione. ma un modo per conviverci;
Riflettendo bene, potrei dire che era l’umiltà di riconoscere che ci sono forze più grandi di noi, misteri che non vanno svelati o posseduti, ma lasciati danzare nel loro segreto, selvaggi e liberi.
Per ora mi fermo qui, ma avremo modo di parlare ancora degli Spiriti Naturali, dei loro poteri e di come rapportarci con queste potenti energie nell’esercizio della nostra antica arte.


